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Il G.I.A.C., sigla del Gruppo Italiano Arbitri di Cricket, nasce in
Italia nel 1989 dalla necessità di regolamentare un settore vitale dello sport del
cricket: gli arbitri o, come vengono in realtà chiamati, gli UMPIRES.
Senza
gli arbitri nessuno sport moderno di squadra ha possibilità di esistere e tanto meno il
"nostro" nel quale gli umpires rivestono un ruolo fondamentale in quanto dalle
loro decisioni dipendono spesso gli esiti delle gare.
Forse
per questa grande responsabilità che grava sulle loro spalle o forse perché il gioco e'
comunque avvolto nell'aura di "fair play" tipica della mentalità britannica,
fatto sta che gli arbitri nel cricket sono considerati "intoccabili" e le loro
decisioni, giuste o sbagliate che siano, assolutamente incontestabili. Ne e' la prova il
fatto che e' uno dei pochi sport dove, nelle sue regole, non sono neppure menzionati
l'ammonizione ne' tantomeno l'espulsione dei giocatori.
Il
Gruppo fa parte della prestigiosa A.C.U., Association of Cricket Umpires, che, dalla madre
patria del Cricket, l'Inghilterra, organizza e gestisce tutte le attività arbitrali dei
Paesi membri del M.C.C., il massimo organismo crickettistico internazionale.
Il G.I.A.C., dopo alcune prime comprensibili difficoltà di inserimento nel cricket italiano
e di organizzazione interna, e' ora gestita in perfetta autonomia rispetto alla Federazione Cricket Italiana, pur rimanendo
giuridicamente al suo interno.
La
sede ufficiale del G.I.A.C. e' a Torino, in via Pozzo Strada 21, ed e' diretta dal
Responsabile Nazionale, Maurizio Monge, arbitro internazionale oltre che designatore
ufficiale durante la stagione agonistica e docente nei corsi abilitanti che annualmente
preparano e aggiornano le nuove leve degli Umpires italiani.
Perché diventare arbitro di cricket
La
scelta di frequentare uno di questi brevi corsi abilitanti e di diventare quindi
umpire,
deve sicuramente tenere conto di alcuni importanti fattori:
Dirigere una partita di cricket non e' facile ma e' sicuramente un'esperienza molto
positiva. Si vive una intera giornata (le partite possono durare anche 6/7 ore) all'aria
aperta in spazi verdi particolarmente piacevoli ed accoglienti.
E' faticoso (si deve rimanere concentrati per ore magari sotto il sole cocente di fine
giugno) ma la fatica viene ampiamente ripagata dal rispetto dei giocatori, dalla
singolarità e signorilità del gioco e dalla possibilità di essere i migliori
osservatori e spettatori di gare avvincenti e spesso altamente spettacolari,
agonisticamente "tirate" e con la consapevolezza che dalle proprie decisioni
dipendono le sorti del risultato, la vincita del Campionato, la gioia dei vincitori e
anche la tristezza degli sconfitti.
E'
necessaria, quindi, una buona dose di autocontrollo, un'ottima forma fisica,
volontà e
tanta passione per diventare, in breve tempo, buoni arbitri ed aspirare a dirigere gare
internazionali!
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