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Ultimo aggiornamento del sito: 19/06/16

                                                                               

                        

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MARTIN CROWE: DIVINO ED INFELICE
Sapevamo tutti che era solo questione di tempo. Anzi, lui di tempo ne aveva anche rubato un po', come i quick single spizzati qui e là con l'angolo della mazza. Martin Crowe, l'uomo che ha sprovincializzato il cricket neozelandese rendendolo una potenza mondiale, ci ha lasciati non prima di aver tenacemente combattuto il linfoma che negli ultimi cinque anni lo ha gradualmente devastato.
Il ricordo di Martin ci riporta ad un cricket italiano bambino, ancora non riconosciuto dal CONI, dove lui, fresco di essere stato proclamato miglior giocatore dei mondiali 1992 approdò come allenatore della Nazionale nella primavera di 24 anni fa. Aveva appena portato la Nuova Zelanda ad un passo dal tetto del mondo solo per vedere il cammino suo, e della squadra, interrotto da uno strappo muscolare proprio mentre, in battuta, stava malmenando i lanciatori pakistani.
Eden Park, il tempio dello sport neozelandese dove gli All Blacks hanno conquistato due mondiali di rugby, era gremito all'inverosimile in quel sabato 21 marzo in una giornata che confermava l'inizio dell'autunno australe. La Nuova Zelanda aveva dominato la fase iniziale, a girone unico, di quel mondiale, trascinata da Crowe che fin dalla prima partita, il derby tasmaniano con l'Australia vinto grazie ad una sua invitta centuria, aveva impresso il suo marchio di capitano trascinatore ai Black Caps. Quel giorno, vinto il toss e avendo deciso di battere, l'innings dei padroni di casa procedeva spedito con un potenziale score di 300 più che raggiungibile.
Al 40° over, alla caduta del wicket di Chris Harris, la Nuova Zelanda era 214/4. Crowe, 84 punti a suo nome, dopo aver completato una corsa, si blocca, sdraiandosi esausto sul prato. Ma non è stanchezza. Il muscolo della coscia che lo ha tormentato dall'inizio del torneo ha ceduto. Serve un corridore, a quei tempi era ancora consentito. Entra Mark Greatbatch che nel giro di tre over si fa eliminare run out, la beffa più grande per un battitore che delega ad altri le sue corse. Martin esce sostenuto dal campo, eliminato per 91, una centuria incompiuta che ben sintetizzerà quella giornata dei Black Caps.
Tuttavia, senza Crowe in campo, la Nuova Zelanda, capitanata in sua assenza da John Wright, sembra ben messa al 36° over dell'innings pakistano con gli asiatici 140/4 all'inseguimento di 263. Fu allora che, grazie una folata di vento cambiò la storia di quel mondiale. Inzamam-ul-Haq, 22enne battitore spilungone di Multan nel Punjab, era poco conosciuto al grande pubblico. Di lui in quel mondiale ci si ricordava soprattutto il sorriso monco di un incisivo. Alla terza palla ricevuta, Inzamam tentò il gran colpo cercando un sei sopra long on. La palla appariva destinata ad essere facile preda del fielder Willie Watson, gigantesco lanciatore veloce, ma poi spinta da una raffica di vento cambiava traiettoria trasformando un comodo catch due metri dentro il boundary nel più risicato dei sixes.
Inzamam realizzò quel giorno 60 punti su 37 lanci ricevuti in un partnership con Javed Miandad di 87 in nove over. La Nuova Zelanda, priva della guida di Martin, perse la bussola. In un Eden Park stile Maracana 1950, o se preferite Belo Horizonte 2014, il sogno mondiale dei Kiwis e del loro capitano venne spazzato via dal maestrale del Mare di Tasman.
Da quel giorno Martin Crowe non fu più lo stesso uomo. Era come se la sua carriera, costruita per un obiettivo, avesse perso la sua ragione d'essere. Recuperato lo strappo alla coscia, ci fu una recrudescenza della salmonella che lo aveva colpito nel 1988, quando giocava il County Championship in Inghilterra nelle fila del Somerset. La sua seconda estate italiana, quella del 1993, fu passata più al letto che in campo. A settembre riuscì a rimettersi in sesto per la tournée in Australia dove a Perth con due innings difensivi, atipici per lui, salvò la partita. Lasciato il capitanato a Ken Rutherford, giocò alla grande la sua ultima tournée inglese realizzando due centurie a Lord's ed Old Trafford. Quest'ultimo innings, l'ultima delle sue 17 ecatombi dedicata all'allora moglie Simone Curtice, segnò di fatto il suo addio al proscenio internazionale.
Tormentato nel carattere anche quando era una star, per Martin il riadattamento alla vita normale è stata una perenne lotta. In Italia nel 1992, reduce dal trionfo personale della World Cup, non si capacitava del fatto che nessuno lo fermasse per strada per chiedergli un autografo. 25 anni fa il cricket da noi era totalmente sconosciuto, diversamente da oggi quando Daniel Vettori, che per molti versi di Martin è stato l'erede come testimonial del cricket neozelandese, non è riuscito a scampare ad un selfie sul treno interregionale Firenze – Pisa ed ha faticato a districarsi dai postulanti nelle calli veneziane. Per Martin, e soprattutto per la sua prima moglie Simone, il successo, e la fama che ne derivava, erano una ossessione. Non a caso nel 1992 si recò al Festival di Cannes magari sperando in un improbabile Red Carpet.
Con la fine del suo primo matrimonio, Martin riuscì a ritrovare, se non la serenità, un po' d'equilibrio, gradualmente seguendo l'iter di tutti i grandi campioni del passato, alternando i ruoli di telecronista e talent scout. In quest'ultimo ruolo, ebbe la soddisfazione di vedere il suo pupillo Ross Taylor diventare il faro del batting neozelandese dell'ultima decade.
Siamo andati vicini ad incontrarci varie volte durante l'ultimo mondiale trans-tasmaniano, mancandoci per un'inezia. Mi sarebbe piaciuto abbracciare per una ultima volta il ragazzo che pochi minuti prima della partita contro le West Indies nel mondiali 1992 smise di allenarsi perché lui, idolo delle folle, voleva incontrare il sottoscritto, autentica nullità del mondo del cricket. Avrei ricordato le haka degli All Blacks che imponeva alla Nazionale italiana di cricket nel ritiro di Cortina d'Ampezzo, gli “allora” che pronunciava nei momenti di noia italiani, aspettandosi che io mi inventassi qualcosa per intrattenerlo.
Come Fausto Coppi ed Ayrton Senna, Martin Crowe ci ha ricordato che successo e gloria sportiva non sempre vanno a braccetto con la felicità.

                                                                       
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In memoria di Franca Beranger - Progetti in Sri Lanka
Cari amici,
innanzitutto vogliamo ringraziarvi per il sostegno e l’affetto che ci avete dato in questi mesi. E’ stato un periodo piuttosto difficile e la vostra vicinanza è stata molto importante per noi. Vogliamo anche dirvi grazie l’entusiasmo con cui avevo appoggiato la raccolta fondi da destinare per lo Sri Lanka in memoria di Franca (Presidente del Roma Capannelle C.C.) e raccontarvi dei 4 progetti che abbiamo potuto realizzare.
Nei mesi a seguire tramite Padre Matthias, un amico di lunga data di Alfonso nonché un prete molto stimato e apprezzato da Franca, abbiamo deciso di sostenere la costruzione di 4 scuole pomeridiane e serali per ragazzi in villaggi con carenze di strutture. Nello specifico sono state allestite le aule con l’acquisto di banchi, sedie, lavagne e materiale scolastico e sono stati coperti tutti i costi di insegnamento per 10 mesi di lezioni (da gennaio a novembre). I ragazzi coinvolti sono stati circa 100 tra gli 8 e i 18 anni e l’importo complessivo per sostenere questi 4 progetti è stato di circa 300.000 rupie ovvero di circa € 2.000.

Le prime due scuole si trovano nel Nord-Est dello Sri Lanka, nei villaggi di Mallavi e Palinagar. Si tratta di una zona in cui co-abitano famiglie di credo cristiano e induista. Le famiglie di questi villaggi sono state riallocate qui da poco tempo, in quanto è una zona che ha subito la guerra e lo tsunami, e molti vivono senza entrate certe. Alcune delle famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà, altre hanno perso la figura maschile della famiglia e sono portate avanti dalle donne mentre in altre ancora i bambini sono rimasti orfani. Le altre due scuole si trovano, invece, nel Nord-Ovest dello Sri Lanka, nel territorio interno rispetto alla strada tra Jaffna e Mannar: Nachchikuda Annai Vellankanni e St. Joseph Vaz night study centre Kumulamunai. Anche questa è una zona piuttosto povera e difficile da raggiungere, priva di strutture adeguate.

Al seguente link potete vedere alcune fotografie che ritraggono i ragazzi a lezione nelle scuole: https://www.flickr.com/gp/136180672@N06/c0y2Wn
I progetti stanno ora volgendo a termine (le classi termineranno a novembre) e noi vorremmo continuare a sostenerli anche durante il prossimo anno scolastico. Anche molti di voi hanno espresso il desiderio di continuare a dare il proprio sostegno e pertanto invito chi fosse interessato a inviare il proprio contributo su questo conto e di mettersi in contatto con noi nel caso si volessero ulteriori informazioni:

Intestatario: Jayarajah Francesca Maria Suriakumari
IBAN: IT18U0316901600CC0010714482 (attenzione ci sono proprio due lettere CC in mezzo agli zeri dell’iban)
Banca: ING Direct
BIC: INGDITM1XXX
Causale: In memoria di Franca

Un grazie di cuore,
Alfonso, Suria e Mati Jayarajah

                                                                                  

New fax number in Roma office:
Tel: + 39 0632723209
New telephone numbers in Roma office:
Tel: + 39 0632723206
Tel: + 39 0632723208
Tel: + 39 0632723207

                                             
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Testo: 

   

The Laws of Cricket (2000 Code 4th Edition 2010) pubblicate ufficialmente dall'ICC Europe:
The Laws of Cricket in ITALIANO

 

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